Il Blog

“In lontananza risuonò una sola risata, acuta e terribile...”

Siamo alla sesta recensione di questa rubrica. Finora abbiamo incontrato e conosciuto autori che da sempre navigano le atmosfere gotiche e che mi hanno portato a curare questa rubrica. Ma oggi, sulle sponde di Illustrada, sbarca un nome che in molti non si aspettano di trovare qui.

Maurizio A.C. Quarello, illustratore torinese pluripremiato con oltre 50 pubblicazioni all'attivo, è un nome noto nell'ambito dell'illustrazione italiana. Ha affrontato tanti temi e narrazioni diverse, passando da questioni sociali ad argomenti più leggeri.
Ma quello che forse molti non sanno o che, per lo meno, non sono abituati ad associare a questo autore, è che a inizio carriera Quarello ha lavorato a numerose produzioni che contengono mostri e streghe, per poi passare alle pubblicazioni grazie a cui gran parte del pubblico lo conosce. Anni dopo (nel 2019, per essere precisi) è tornato a queste atmosfere, pubblicando il libro di cui parliamo oggi: “A volte ritornano” (a cura di Serenella Quarello, ed. Orecchio Acerbo).

 

fantasmi-7.jpgfantasmi-qurello.jpg

Si tratta di una raccolta di racconti scritti da alcuni tra i più noti autori del genere. Nell'elenco compaiono: “La morta” di Guy de Maupassant, “Il fantasma e il conciaossa” di Joseph Sheridan Le Fanu, “Il fantasma della camera azzurra” di Jerome K. Jerome, “Il monte delle anime” di Gustavo Adolfo Bécquer, “La palude” di Robert E. Howard, “Il fantasma di Canterville” di Oscar Wilde, “L'astuccio misterioso” di Tcheng Ki-Tong e “Re peste” di Edgar Allan Poe.
Ogni racconto è accompagnato dalle tavole di Quarello che con i suoi fidati acquerelli e qualche rifinitura a grafite dà vita a scenari spaventosi pienamente in linea con i testi.
Si alternano tavole singole a bellissime doppie che fanno immergere il lettore in scenari terrificanti da cui sembra non esserci via d'uscita, mentre piccoli dettagli in bianco e nero compaiono all'inizio di ognuno dei racconti.
Una nota molto felice per me è stata vedere “Re Peste” illustrato, da sempre uno dei miei racconti preferiti di Poe.

 

fantasmi-67-quarello.jpgfantasmi-14-15-quarello.jpg

 

Anche questa volta ho avuto la possibilità di intervistare Maurizio A.C. Quarello che ci

racconta com'è stato lavorare a questo libro:

Ciao Maurizio, benvenuta su Illustrada. Nella tua carriera hai pubbblicato diversi libri affrontando molti scenari e tematiche diverse. Ci racconti quali sono alcuni dei tuoi artisti di riferimento?
Sicuramente Ludovic Beurn, che al momento lavora soprattutto come fumettista e illustratore. Anche Michael Sowa, Armin Greder e il grande Wolf Erlbruch sono stati artisti significativi nel mio percorso artistico. Mi piace molto anche Shaun Tan, soprattutto come autore completo, è lì che viene fuori tutto il suo genio. Ce ne sarebbero molti altri, ma questi sono quelli che proprio non possono mancare.
Gli artisti a cui mi sono ispirato per questo libro sono principalmente Vilhelm Hammershoi e Jakub Schikaneder, i morti che escono dalle tombe sono le "mummie" della Cripta dei Cappuccini di Palermo (indimenticabili i geniali titoli di testa del Nosferatu di Herzog).

Com'è stato lavorare a questo libro? Hai incontrato qualche particolare sfida nella realizzazione delle tavole?
A inizio carriera di streghe e mostri ne ho illustrati parecchi per diversi progetti, ma col passare del tempo mi sono stufato. Poi ho iniziato a lavorare a molti progetti di sfondo sociale, ma dopo che lavori a lungo su tematiche simili finisci di dire quel che hai da dire e arriva il rischio di ripetersi, come se fosse una continua rotaia.

Le atmosfere gotiche legate alle storie di fantasmi mi sono sempre piaciute, ero un grande lettore del genere horror e fantascientifico, quindi avevo già un immaginario strutturato e non ho incontrato grosse difficoltà nel lavorare alle illustrazioni. Questo volume, oltretutto, è curato da Serenella Quarello, mia sorella, con cui leggevamo tante storie di fantasmi, quindi questo libro è stato un po' come tornare a una dimensione familiare.

Mi sono annche divertito ad inserire nel libro personaggi realmete esistenti: Solomon Kane è ispirato a Clint Eastwood, il fantasma dei Canterville a Fedor Chaliapin, i due ubriaconi di Re Peste a John C. Reilly e a Wolker Prechtel.

C'è un racconto che ti è piaciuto particolarmente illustrare in questo volume?

Lavorare insieme a Fausta Orecchio e mia sorella ha fatto sì che la selezione dei racconti fosse facile. Abbiamo cercato di inserire sia racconti assolutamente spaventosi che racconti dai toni un po' più leggeri di modo da dare al libro un bel ritmo narrativo.
Mia sorella, che è insegnante di spagnolo, ha assolutamente voluto inserire “Il monte delle anime” di Gustavo Adolfo Bécquer, mentre io ho voluto inserire “La palude” di Robert Ervin Howard, secondo me il più grande scrittore del fantastico.

Anche “La morta” di Guy De Maupassant mi è piaciuto molto per le atmosfere che trasmette a mi ha dato la possibilità di disegnare la scena in cui i morti escono dalle tenebre, una parata grottesca che andava assolutamente illustrata.

Ci racconti che tecnica usi?

Il libro è realizzato ad acquerello su carta satinata morbida, ma ho anche fatto molti

interventi a grafite, usando matite dalla HB alla &B, per rifinire al meglio tutte le immagini.

a_volte_ritornano_cover.jpg

Titolo: A volte ritornano

Editore: Orecchio Acerbo

Anno di pubblicazione: 2019

Prezzo di copertina: 20,00 €

Formato: 22x28

Pagine: 72

 

 

 

 

 

 

 

 

foto-quarello.jpg

Maurizio A. C. Quarello è nato nel 1974 a Torino.

Ha studiato Grafica Pubblicitaria, Architettura e Illustrazione nella sua città natale.

Ha cominciato a lavorare come illustratore nel 2004, anno cruciale nel quale ha ricevuto il “Prix des Mediateurs Figures Futures”, presso il Salon du Livre de Montreuil, e successivamente ha vinto numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali di illustrazione.

Il suo primo libro è uscito nel 2005 per la casa editrice italiana Orecchio Acerbo ed è stato premiato in Italia come il miglior libro per immagini dell’anno. Da allora fino ad oggi, ha pubblicato circa cinquanta opere in ventitré paesi di cinque continenti.

Nel 2012 ha conseguito il “Premio Andersen” come miglior illustratore italiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 DI

ANDREA OBEROSLER

 andrea-oberosler.jpgAndrea Oberosler è un animatore e illustratore trentino.

Lavora per privati ed editori e nel 2019 sono usciti i suoi primi albi illustrati, tra cui “La Maschera della Morte Rossa e altri racconti” (ed.  Bakemono Lab), un tributo a Edgar Allan Poe con cui comincia ad esplorare le potenzialità dell'illustrazione gotica.
Nel 2019 vince il premio oro nella sezione editoria dell'Annual di Autori di Immagini.

(Foto di Stefano Pradel)

“Mia cara, il tuo piccolo cuore è ferito; non giudicarmi crudele perché obbedisco all’irresistibile legge della mia forza e della mia debolezza. Se il tuo piccolo cuore è ferito, anche il mio sanguina con il tuo.”

Quando si pensa ai vampiri, la mente vola subito sulle ali nere del Conte Dracula.
Ma prima che nascesse questo personaggio così celebre e terrificante, un altro vampiro faceva parlare di sé nella letteratura gotica.
Si tratta di Carmilla, giovane e bellissima ragazza nata dalla fantasia di Joseph Sheridan Le Fanu (1814 – 1873) che, soccorsa dopo un incidente in carrozza, viene accolta nel castello della giovane Laura e di suo padre.
Le due ragazze intrecciano subito un forte rapporto di amicizia e ammirazione reciproca, ma qualcosa non va. Carmilla manifesta comportamenti strani: si alza molto tardi, odia i canti religiosi e somiglia in modo incredibile ad un dipinto di Mircalla, contessa di Karnstein, che duecento anni prima fu la signora di quella terra.
Ben presto, seguendo lo svolgersi degli eventi, si scopre, con orrore, che Carmilla è un vampiro.

Io non sono un grande lettore. Buttarmi nelle pagine di un romanzo mi piace molto, ma tendo ad essere lento e difficilmente faccio le ore piccole non riuscendo a staccare gli occhi dalle lettere stampate. Nel caso di Carmilla è stato diverso: l'ho letteralmente divorato. Sono stato totalmente trascinato dentro alla storia e quello che suscitava di più la mia curiosità era il rapporto tra Carmilla e la giovane Laura. Tra loro, infatti, non aleggia una semplice amicizia, ma il rapporto assume sfumature ambigue, un lieve erotismo sembra quasi venir suggerito dall'autore, il che mi aveva stupito, se consideriamo che la prima edizione del romanzo risale al 1872.

Questa storia è stata oggetto di numerose trasposizioni, sia nel cinema che in forma di libri illustrati e proprio di questo parliamo oggi.

df1df2ca8067cb3e7b9bc0507a4e60e5.jpgvampiro.jpg

Carmilla” di Isabella Mazzanti (ed. Soleil Delcourt, 2014) è un piccolo gioiello editoriale.
In questo volume testo, immagini e grafica si intrecciano dando forma a un libro dall'edizione preziosissima.
Ho conosciuto Isabella alcuni anni fa frequentando un suo corso presso l'IDEA Academy di Roma (di cui è art director). Tutto il corso era basato sull'uso della grafite e sfogliando Carmilla si capisce perché Isabella sia la persona perfetta per tenere un corso simile.

Nelle tavole di questo volume traspare tutto il mistero che guida la storia e il rapporto delle protagoniste. I personaggi hanno lineamenti delicati e morbidi, eppure, attraverso le atmosfere, si percepiscono una ferocia e inquietudine di sottofondo che fanno subito intuire il senso di pericolo che circonda la figura di Carmilla.

Il bianco e nero è re di queste tavole, interrotto solo da piccoli dettagli di rosso intenso che fanno (sono certo che perdonerete il gioco di parole) da fil rouge a tutta la narrazione.

Ora una piccola nota dolente: Carmilla è stato pubblicato soltanto in Francia e Russia e, attualmente sembra essere fuori catalogo. Io spero davvero che torni disponibile perché, per qualsiasi appassionato del genere, questo è un libro che proprio non può mancare in libreria.

39b5a8263dab3ed06d11ec14001aba86.jpg

carmilla

 

Anche questa volta ho avuto il piacere di fare alcune domande all'autrice che, più di tutti, può raccontarci cosa sta dietro a questo libro:

Ciao Isabella, benvenuta su Illustrada. Le tue immagini mescolano atmosfere di tipo gotico insieme a ispirazioni che rimandano all'arte giapponese. Ci racconti come si è sviluppata la tua ricerca stilistica e quali sono i tuoi autori/autrici di riferimento?

Ciao Andrea!

L’arte orientale è stato uno dei miei grandi amori di gioventù; come forse già sai sono laureata in Arte e Archeologia dell’Estremo Oriente; nonostante siano passati oltre dieci anni da quando trascorrevo le mie giornate sui libri universitari, quei linguaggi sono radicati dentro di me e si mescolano alle mie altre passioni; la pittura europea dell’ottocento, l’illustrazione classica della “Golden Age” e più recentemente l’illustrazione naturalistica.

Dirti quali sono i miei autori di riferimento è complicato, perché ce ne sono davvero troppi. Cito solo quelli classici, che sono sempre con me: John Bauer, Kay Nielsen, Olof Rudbeck, Harry Clarke, Osamu Tetzuka, Dante Gabriel Rossetti...

Carmilla è un romanzo di vampiri antecedente al Dracula di Bram Stoker. Come è nato questo progetto e quali sono alcune delle sfide che ti sei trovata a dover affrontare?
Il progetto è nato come primo passo di una collaborazione artistica che dura ancora oggi. La mia editor, co-autrice e ormai cara amica Barbara Canepa mi contattò su un popolare social network e mi chiese di presentarle un progetto per la sua Collana, La Collection Metamorphose, pubblicata da Soleil Delcourt.

Per me, che ero appena entrata nel mondo dell’illustrazione (piuttosto tardi a dire il vero, avevo all’epoca quasi trent’anni) fu una bellissima sorpresa ma anche una sfida impegnativa. Non avevo molta esperienza e anche solo decidere un titolo da proporre mi sembrava impossibile. Feci studi, disegni e ricerca su oltre dieci titoli, fra cui Le Metamorfosi di Ovidio, i Racconti di Meaupassant, la Divina Commedia e, appunto, Carmilla.

Barbara mi aiutò nella scelta, dando la sua preferenza a Carmilla in quanto era il romanzo che più fra tutti poteva darmi la possibilità di lavorare e costruire il mio linguaggio, e inoltre allora si collocava meglio nella linea editoriale.
Con un testo breve, descrittivo ma anche “aperto”, ho potuto esplorare visivamente il racconto, dando la mia visione personale della storia; ho cercato di rispettare il contesto narrativo ma anche di giocare, per quanto possibile, con le immagini, e creare delle suggestioni e dei rimandi all’arte che amo. Ho esplorato una tecnica che allora padroneggiavo ancora poco, la grafite su carta, ma che avevo studiato approfonditamente negli anni, grazie alle lezioni di disegno e pittura con Silvio Bicchi e Andrea J Smith. Riuscire a realizzare circa 90 immagini in un anno e mezzo è stato impegnativo, ma quella “full immersion” mi ha anche permesso di acquisire velocità e competenza tecnica.

In questo romanzo si percepisce una forte ambiguità nel rapporto tra le due protagoniste, quasi come se ci fosse una storia d'amore tra le due. Come hai esplorato questo aspetto che passa così in sordina nella tue illustrazioni?
Credo che una delle caratteristiche di molte delle opere dell’ottocento in cui aleggia il tema del vampirismo sia questa sorta di “malia” esercitata dalle protagoniste femminili; “la dolcezza che affascina e il piacere che uccide” come l’ha definita Baudelaire, e che ritorna in tanti racconti (basti pensare a La Morta Innamorata di Gauthier, Lamia di Keats, e Christabel di Coleridge, che ha certamente ispirato Le Fanu per la storia di Carmilla): questo elemento mi ha da subito affascinato, perché se da una parte si intuisce che fra Laura e Carmilla esiste una sottile “attrazione” (che definirei più erotica che amorosa) dall’altra penso sia anche parte di topos del soprannaturale, in cui l’essere altro, il mostruoso, seduce e ammalia, crea quasi una dipendenza affettiva e una tendenza all’auto-distruzione. Nelle mie illustrationi ho cercato di raccontare questo sentimento duplice, di sottile attrazione e repulsione, questa costante seduzione esercitata da Carmilla su Laura, ma in maniera silenziosa, quasi subdola, come l’avanzare di una malattia sconosciuta. Non volevo raccontare solo una storia d’amore, ma cercare di restituire questo senso di straniamento che l’inganno crea in ciascuno di noi, soprattutto quando ad esercitarlo è una creatura (apparentemente) innocente e bellissima.

Parlando delle empuse, Filostrato scrive: “Sai tu [...] che abbracci una serpe ed è una serpe che ti abbraccia?

Ci racconti che tecnica usi?

Negli anni ho ampliato e rivisto il mio modo di lavorare, che oggi include molte tecniche differenti (sia digitali che analogiche).
Per Carmilla ho utilizzato, come detto sopra, grafite su carta satinata da acquarello, e per rendere gli scuri, carboncino nero, grasso. Per aumentare i contrasti e dare maggior volume ai mezzi toni ho poi importato le tavole in digitale e rafforzato il lavoro col chiaroscuro. I rossi sono aggiunti a parte e stampati con un colore pantone.

 isabella-mazzanti-13.jpg

Titolo: Carmilla

Editore: Soleil Delcourt

Anno di pubblicazione: 2014

Prezzo di copertina: fuori catalogo

Pagine: 192

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

86831351 10221008749998562 7024659058330173440 o

Isabella Mazzanti è un’illustratrice freelance e docente d

Illustrazione e Character Design presso IDEA Academy, Accademia

di Arti Visive di Roma. Laureata in Lingua e Cultura Cinese, ha

partecipato a corsi specializzati in illustrazione editoriale in Italia e

per Mondadori, Feltrinelli, Bonelli Editore, Soleil Edition, Penguin

Books, Crown Books, Oxford University Press e altri ancora.

 

 

 

 

 

 

 

 

DI

ANDREA OBEROSLER

 andrea-oberosler.jpgAndrea Oberosler è un animatore e illustratore trentino.

Lavora per privati ed editori e nel 2019 sono usciti i suoi primi albi illustrati, tra cui “La Maschera della Morte Rossa e altri racconti” (ed.  Bakemono Lab), un tributo a Edgar Allan Poe con cui comincia ad esplorare le potenzialità dell'illustrazione gotica.
Nel 2019 vince il premio oro nella sezione editoria dell'Annual di Autori di Immagini.

(Foto di Stefano Pradel)

 

 

 

 

“La notte era calata. In lontananza, una tempesta illuminava il cielo annuvolato. Morte, come di consueto, si mise in volo in cerca di compagnia.”

La morte non è un argomento comune nel mondo degli albi illustrati. Spesso viene vista quasi come un tabù, come qualcosa di cui non parlare. Ma perché? In fondo non si tratta di semplici libri disegnati, ma di vere e proprie navi cariche di messaggi e significati che hanno il potere di informare e aiutare il bambino (e chiunque li legga) a capire il mondo nella sua complessità. Perché allora evitare un argomento come la morte, così presente nelle nostre vite? Non fraintendetemi, naturalmente la morte è qualcosa che spaventa e porta con sé strascichi di dolore, ma forse è proprio per questo che sarebbe importante parlarne senza filtri o maschere.

Ed è proprio questo che fa Giovanni Berton nel suo albo d'esordio “E fu sera e fu mattina”, edito da Balena Gobba Edizioni. E anzi, Giovanni fa qualcosa di più. Ci presenta Morte come un essere solitario, in cerca di compagnia, stanco di una vita senza rapporti e affetti. In questo libro, sembra incredibile, proviamo empatia per la morte.

Giovanni-Berton-1.png

Giovanni-Berton-2.png

Le sue raffigurazioni, nel corso della storia dell'Arte, sono state molteplici: spesso la vediamo rappresentata come uno scheletro con un lungo mantello che brandisce una falce, altre volte assume le spoglie di rettili o aracnidi. In questo caso, si tratta di un insetto.

Nello specifico, in questo albo Morte veste i panni della Sfinge testa di morto (Acherontia atropos), un lepidottero appartenente alla famiglia degli Sphingidae, la cui denominazione deriva dal fatto che sul lato dorsale del torace presenta una macchia biancastra, con due puntini neri, che ricorda la forma di un teschio.

Giovanni Berton spoglia la sua protagonista di quell'aura di timore che la circonda dall'inizio dei tempi e invita il lettore a seguirne il viaggio, portandolo a sperare che incontri qualcuno disposto a stare con lei. Ci si fa strada in atmosfere cupe, in un viaggio notturno, durante il quale incontriamo una moltitudine di personaggi che ci vengono mostrati solo in una tavola, giusto il tempo di coglierli con lo sguardo prima che scappino o si nascondano dalla protagonista.

Giovanni-berton-3.png

Giovanni-Berton-4.png

La persona che può raccontarci meglio di tutti la genesi di questo progetto è l'autore stesso, quindi ecco alcune domande che ho fatto a Giovanni:

Ciao Giovanni, benvenuto nella rubrica.
Il tuo libro affronta un tema non comune nell'ambito degli albi illustrati. Da cos'è nata questa storia e come mai hai deciso di raccontarla?
Il progetto è nato mentre frequentavo il corso d’illustrazione in accademia a Venezia, non l’ho cercato, probabilmente aveva solo bisogno di uscire. Col tempo si è sviluppato e arricchito finché, nel 2020, è stato pubblicato da Balena Gobba Edizioni. Viviamo in una società che nasconde la morte, ci crediamo invincibili e non ci fermiamo mai. Eppure la morte è sempre presente nella vita di tutti noi.
Credo sia fondamentale parlare di questo personaggio, sia ai piccoli sia ai grandi, in modo diretto e naturale, senza troppi giri di parole.
L’importante è presentarla per ciò che è: l’ultimo pezzo del puzzle, quel tassello che dà valore a tutti gli altri.

Spesso la morte viene raffigurata con sembianze che incutono grande timore in chi la osserva. Tu, invece, l'hai rappresentata come un piccolo insetto. A cos'è dovuta questa scelta?
La scelta di raffigurare la morte come una falena è stata quasi una necessità. Avevo bisogno di creare empatia verso questo personaggio, quindi ho deciso di renderla una creatura fragile e delicata, drammatica, quasi umana, con la quale ci si possa immedesimare. Una figura anche un po’ inconsapevole, che trasporta sulle ali un dovere più grande di lei.

La morte che ho rappresentato è sola ed emarginata, incatenata alla sua natura dalla quale le è impossibile sfuggire.
Questi personaggi sono quelli che più mi piace dipingere, in bilico come la punta del pennello sul foglio.

Tra tutte le specie di falena, inoltre, ho scelto la sfinge testa di morto anche per il suo nome latino, Acherontia Atropos, che deriva appunto dalle due divinità greche dell’oltretomba: Caronte, il traghettatore delle anime, e Atropo, la terza delle Moire, colei che recide il filo della vita.

In questo libro spicca molto una tecnica di disegno tradizionale, molto materica e ricca di texture. Ci racconti che tecnica hai usato?
Non potrei mai fare a meno di carta, pennelli e colori, amo muovere le mani sul foglio, tracciare segni, linee, pennellate, creare mondi e dimensioni altre in cui tutto è possibile. Le illustrazioni di questo libro sono dipinte perlopiù a tempera, sulla quale successivamente ho fatto degli interventi a carboncino e a collage con carte di riso e di gelso, leggere come ali di falena.

Do molto valore alla carta e spesso mi piace inserirla nelle mie illustrazioni, non solo come supporto ma anche come parte integrante dell’opera. Quando uso il collage cerco sempre di selezionare carte particolari, fatte e/o dipinte a mano o con texture uniche nel loro genere.

I tuoi lavori sembrano ispirarsi ad autori come Gabriel Pacheco e Issa Watanabe. Sono effettivamente autori che ti hanno ispirato durante il tuo percorso? Ci dici qualche altro nome che ti ha aiutato a definire la tua poetica?
I due autori che hai citato sono sempre stati di grande ispirazione durante il mio percorso, ma non sono gli unici.

Cerco sempre di tenere un occhio puntato verso i diversi tipi di arte; dalla fotografia, alla scultura e anche alla musica.
Amo il bianco e nero di Salgado, i dipinti macabri di Goya, le maschere, le sculture e tutta la ricerca di Amleto e Donato Sartori che considero due maestri e, ovviamente, le canzoni di De André, che spesso fanno da sottofondo mentre disegno.

cover.jpg

 

 

 

 

 

 

Titolo: E fu sera e fu mattina 

Editore: Balena Gobba Edizioni

Anno di pubblicazione: 2020

Prezzo di copertina: 15,00€

Pagine: 32

 

 

 

foto_giovanni_berton.jpg

  

Giovanni Berton nasce a Padova nel 1999. Dopo il diploma di liceo artistico in scenografia, inizia gli studi alla Scuola Internazionale di Comics di Padova. Adoratore di tutto ciò che è gotico, strano e grottesco, non riuscirebbe a fare a meno del cioccolato, rigorosamente nero al 100%. Dal 2016 collabora con il Centro Maschere e Strutture Gestuali e con il Museo Internazionale della Maschera Amleto e Donato Sartori che, nel 2020, ospita la sua prima mostra personale dal titolo “TraLumEBuio”. Le sue illustrazioni compaiono in diverse riviste e concorsi, tra cui la XIV edizione del “Tapirulan Illustrators Contest” nel 2018, in diversi numeri della rivista “Illustrati” e nel VI numero della rivista “Neutopia”. Nel 2020 esce il suo primo albo illustrato “E Fu Sera E Fu Mattina” edito da Balena Gobba Edizioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DI

ANDREA OBEROSLER

 andrea-oberosler.jpgAndrea Oberosler è un animatore e illustratore trentino.

Lavora per privati ed editori e nel 2019 sono usciti i suoi primi albi illustrati, tra cui “La Maschera della Morte Rossa e altri racconti” (ed.  Bakemono Lab), un tributo a Edgar Allan Poe con cui comincia ad esplorare le potenzialità dell'illustrazione gotica.
Nel 2019 vince il premio oro nella sezione editoria dell'Annual di Autori di Immagini.

(Foto di Stefano Pradel)

CRC

INFORMATIVA
Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento e utili alle finalità illustrate alla pagina "Cookie Policy".
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.